Flatìo
Sette vini, tre linee e quasi un secolo di storia familiare.
Art Direction e Illustrazioni: Michela Tannoia
Client: Flatìo Winery, San pietro in Cariano, Valpolicella.
A volte i progetti iniziano con un brief. Quello di Flatìo è iniziato bussando a una porta.
Un pomeriggio di primavera di fronte alla porta dello studio di Via Roma a San Pietro in Cariano, Flavio bussava alla mia porta con un’intenzione molto chiara: «Io e la mia famiglia vogliamo rifare tutto».
Da quella semplice interazione si sono avviati otto mesi di lavoro, sette nuove etichette e tre linee da ripensare, con un obiettivo che andava oltre il restyling: raccontare la cantina di vinaioli Flatìo senza cancellare ciò che la cantina era già stata.
Prima delle etichette, la famiglia
Flatìo produce vino in Valpolicella dal 1946, ma la storia della famiglia Fraccaroli e del suo rapporto con questa terra comincia prima.
Era proprio lì che bisognava cercare.
Le vecchie etichette affidavano soprattutto al colore il compito di distinguere i vini. La nuova identità avrebbe dovuto fare qualcosa in più: separare chiaramente le tre linee, dare a ciascuna una personalità e, allo stesso tempo, far percepire che dietro tutte quelle bottiglie esisteva una sola storia.
Per questo il lavoro non è iniziato disegnando.
Sono arrivate prima le conversazioni, le mappe concettuali, le fotografie di famiglia, la ricerca sulle origini agricole e sui protagonisti di questa storia. Persone concrete, con caratteri, ricordi e oggetti propri.
Solo dopo è cominciata la ricerca di una forma.
Durante gli otto mesi di lavoro alcune soluzioni sono state approfondite, altre abbandonate e in alcuni momenti la direzione visiva è cambiata in maniera sostanziale.
È stato un processo costruito insieme alla famiglia, senza lunghi momenti di attesa tra una revisione e l'altra. Il progetto si è trasformato mentre emergevano nuovi racconti, fotografie e dettagli capaci di spiegare Flatìo meglio di quanto avrebbe potuto fare un'immagine scelta a priori.
Tre linee, una storia che attraversa il tempo
A poco a poco le sette etichette hanno iniziato a comportarsi come capitoli dello stesso racconto.
La storia parte dalle radici agricole della famiglia, attraversa l'immaginario delle generazioni successive e arriva fino ai vini più contemporanei.
A unificare le storie è il disegno a china.
Un linguaggio volutamente artigianale, capace di conservare un legame con il pubblico più tradizionale della cantina ma anche di portare le bottiglie verso un'immagine più contemporanea e riconoscibile sui mercati internazionali.
LINEA VINI TERRITORIALI
Gli oggetti raccontano le radici
Per i vini territoriali il punto di partenza sono state le fasce cromatiche già presenti nelle vecchie etichette. Un elemento riconoscibile, che non aveva motivo di essere cancellato soltanto per rendere evidente il cambiamento.
Intorno a quei colori è nato invece un nuovo repertorio illustrato.
Attrezzi da lavoro, cappelli, penne, orologi da taschino e piccoli oggetti quotidiani dei primi del Novecento riportano il racconto agli anni precedenti alla fondazione della cantina, quando la storia dei Fraccaroli era innanzitutto una storia contadina.
Non sono oggetti scelti per creare un generico immaginario vintage. Sono tracce.
Piccoli indizi delle persone che hanno abitato e lavorato questa terra prima che il loro nome arrivasse su una bottiglia.
LINEA IGT
La seconda linea introduce una dimensione maggiormente figurativa.
Qui le protagoniste diventano le persone e la natura, con illustrazioni che si allontanano dagli oggetti storici e avvicinandoci ai membri della famiglia. Partiti da Teodora sono ad oggi in cantiere nuove illustrazioni che arricchiranno la linea.
Anche il colore assume una presenza più importante, contribuendo a costruire un'identità distinta rispetto alla linea territoriale.
AMARONE RISERVA
Mario e il suo vigneto a Gargagnago
L'Amarone Riserva Mario ha seguito una strada diversa.
Durante lo sviluppo del progetto Mario, padre di Flavio, è venuto a mancare. Il vino che portava il suo nome ha inevitabilmente assunto un significato diverso e l'etichetta ha richiesto una cura e una delicatezza maggiore nello sviluppo.
Per questa etichetta, Flavio ha voluto accompagnarmi personalmente a visitare i vigneti con doppia esposizione sulle iconiche colline di Gargagnago, nel comune di Sant’Ambrogio di Valpolicella.
Durante la visita mi ha raccontato quanto fosse importante per suo padre Mario che le vigne avessero un aspetto curato e ordinato, e di come fosse lui stesso a lavorare per mantenerne la linearità.
Era piena estate e ciò che più mi ha colpito del luogo è stata la quantità di fiori, cicale e farfalle che animavano ogni angolo della collina. Un paesaggio estremamente vivo, con un muretto proprio di fronte ai vigneti, dove fermarsi ad ammirare quello spettacolo.
È stato lì che abbiamo immaginato Mario: seduto su quel muretto, ad osservare i suoi campi.
La firma di Mario riportata sull'etichetta è stata recuperata dal primo documento che lui stesso firmò per avviare l'azienda agricola. Una testimonianza delle origini della cantina che meritava di trovare posto proprio sul suo vino più pregiato.
Debutto al Vinitaly
Il primo riscontro da parte dei clienti storici e dei nuovi contatti della cantina è stato positivo, ma il progetto non nasce per esaurirsi nel lancio di una nuova linea.
Le etichette sono piuttosto il primo tassello di un'identità destinata a estendersi progressivamente a ciò che le circonda.
Perché, quando il packaging riesce davvero a raccontare chi produce ciò che si trova dentro la bottiglia, difficilmente rimane soltanto packaging.
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